Terremoto Centro Italia 2016: un pensiero per le vittime

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Immaginate di essere nel vostro letto, avvolti nel comodo abbraccio di Morfeo, mentre i sogni scorrono rapidi nella vostra mente, come un giovane ruscello appena sgorgato dalla sorgente.  Siete nel momento centrale del vostro riposo, nel pieno della fase REM, quella che veramente ristora e ricarica le vostre energie. In questo momento, è il vostro inconscio a guidarvi; i vostri sogni, i vostri desideri, le vostre ansie e le vostre paure, ogni istinto e pensiero razionale, sensazioni e ricordi, si confondono tra loro, in un intreccio imprevedibile e misterioso, in un disegno a volte difficile da interpretare.

Ad un tratto, un rombo vi sveglia, facendovi sobbalzare nel vostro letto, mentre, ancora storditi dal sonno, cercate l’origine di quel tremendo rumore; vedete le tende ed il lampadario muoversi, percepite lo scricchiolio delle assi del soffitto e la polvere invadervi le narici, mentre il vostro cuore accelera i suoi battiti.  Una prima violenta scarica di paura si trasforma in adrenalina, spingendo il vostro corpo ad alzarsi dal letto, quando finalmente giunge il vostro cervello capisce cosa stia accadendo, e allora una nuova ondata di paura vi assale, stavolta non guidata dall’istinto, ma dalla consapevolezza. Il terremoto, con tutta la sua forza, sta scuotendo la vostra casa; vi guardate intorno, e mentre osservate le crepe aprirsi nelle pareti, i calcinacci cadere dal soffitto, i soprammobili cadere per terra, la disperazione si fa strada dentro di voi…

Chi non ha vissuto un evento catastrofico come un terremoto non può in alcun modo immaginare quanto tale esperienza possa essere terrificante. Ricordo quando, la notte del 6 aprile 2009, venni svegliato all’improvviso dal cigolio del mio letto; la prima cosa che vidi fu il lampadario ondeggiare, la seconda, invece, fu la figura di mia madre che, sulla porta della mia camera, mi disse: “C’è il terremoto.” Ricordo la paura di quei momenti, pochi, interminabili secondi; ricordo la mattina seguente quando, durante la colazione, ascoltavo al telegiornale le terribili vicende della notte precedente, completamente attonito davanti alle immagini di morte e distruzione che si susseguivano nei vari servizi mandati in onda.

Gli ultimi giorni hanno rievocato questi ricordi; il mio pensiero va continuamente alle vittime di questo ultimo evento, che tanto impietosamente ha colpito le provincie di Norcia e di Rieti; interi paesi sono stati spazzati via dalla furia e dalla violenza del sisma, insieme a decine, centinaia di preziose vite umane. In questo scenario apocalittico, nessuno è stato risparmiato, uomini e donne, giovani ed anziani, ricchi e poveri. Chi, invece, ha avuto la fortuna di sopravvivere a questo evento, ha perso irrimediabilmente una parte di sè: un terremoto è un evento che ti segna nel profondo, che scuote non solo la tua terra e la tua casa, ma soprattutto il tuo intero essere, cambiandoti in maniera irreparabile.

In questo momento, penso soprattutto ai superstiti, per i quali ogni giorno è una sfida, tra pioggia, ulteriori crolli e scosse di assestamento; una terribile quotidianità, fatta di paura ed incertezze, di sacrifici e di privazioni. Ma è anche uno quotidianità fatta di coraggio, di voglia di ricominciare, di volontà di ricostruire, dove ognuno, nel suo piccolo, cerca di aiutare gli altri nel lungo processo di ricostruzione.